Sinceramente devo dire che questo libro mi ha sconvolto. Dire che mi abbia solamente fatto pensare sarebbe altamente riduttivo, ciò che è avvenuto è penetrato molto in fondo. Dal punto di vista puramente narrativo, Pappagalli Verdi di Gino Strada è serie di ricordi di guerra disposti a caso dall’autore, non sono scritti in una prosa eccelsa né disgustosa, semplicemente scorrevole. Ciò che sconvolge è il racconto in sé. Prima di tutto non pensavo che l’uomo facesse un uso così subdolo delle mine, per impedire alla gente di riprendere una vita normale. Non pensavo che venissero prodotte mine (i cosiddetti pappagalli verdi) preparate per esplodere solo dopo essere state raccolte da bambini, così da colpirne anche più di uno alla volta. Non pensavo che i Curdi, I Bosniaci, la gente del Ruanda dell’Afghanistan e tanti altri popoli venissero sottoposti a così dure prove, ormai ridotti alla rassegnazione. Non pensavo che alcune nazioni non facessero entrare le istituzioni umanitarie nei propri territori per non mostrare le nefandezze che essi compiono. L’indignazione è grande, ma rimane sempre l’indignazione dello spettatore televisivo, pronta a sparire con il servizio successivo sul cane che ha trovato famiglia o sul VIP e la sua nuova compagna. Di fronte ai loro problemi, le nostre preoccupazioni e i nostri diverbi sono veramente meschini. Il primo passo è non dimenticare, ma il secondo è agire.







